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	<title>EstroVersa &#187; Viaggi</title>
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	<description>Elementi di fantasia e capricci</description>
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		<title>Di ritorno dall&#8217;Olanda</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 21:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EstroVersa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Guardando dall&#8217;oblò dell&#8217;aereo non passano inosservati i geometrici e ordinati campi olandesi, suddivisi gli uni dagli altri da corsi d&#8217;acqua. Ero stata in Olanda già qualche anno fa, in vacanza. Questa volta tornavo ad Amsterdam per altro motivo, consapevole che il tempo per visitare sarebbe stato ridotto. Il tratto di strada dalla capitale a Rotterdam non era molto lungo, ma è risultato eterno. Nonostante le triple corsie, il traffico procedeva con andatura molto lenta. Insieme ad alcune amiche mi sono ritagliata una mattinata per visitare la città con il porto più grande d&#8217;Europa e, rispetto a molte altre città europee, ne sono rimasta piuttosto delusa. Tanti negozi, soprattutto di scarpe, e svariati coffee shop. Essendo giovane, <strong>Rotterdam </strong>presenta un&#8217;architettura del tutto moderna. Sembra che gli architetti facciano a gara a chi erige un palazzo più bizzarro rispetto a quelli già esistenti. Avrà giocato anche a sfavore il tempo. Cielo grigio, freddo e pioggia fitta di stravento&#8230; Ho comunque fatto qualche scatto e pubblico i due simboli di Rotterdam che mi sono rimasti impressi. Il Ponte levatoio, <strong>Erasmus Brug</strong> e il palazzo di Renzo Piano, <strong>Telecom Kpn Tower</strong>.</p>
<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-742" title="Erasmus Brug" src="http://www.estroversa.net/wp-content/img_0308-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> <img class="alignnone size-thumbnail wp-image-743" title="Sul Nieuwe Maas" src="http://www.estroversa.net/wp-content/ponte-piano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> <img class="alignnone size-thumbnail wp-image-746" title="Tower Kpn Telecom" src="http://www.estroversa.net/wp-content/piano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Il primo è imponente. Presenta un solo pilone, bianco, che si slancia verso l&#8217;alto per 149 mt. Da questo parte una serie di forti cavi in acciaio che si tendono verso lo scheletro del ponte. L&#8217;ho attraversato anche a piedi (<em>nella speranza che non si alzasse!</em> :-p) e sentivo ad ogni passo un eco metallico.</p>
<p>Da un&#8217;estremità dell&#8217; Erasmus Brug si arriva davanti alla Telecom Kpn Tower. Un grattacielo con la facciata di vetro inclinata in avanti come a dare l&#8217;impressione di cedimento verso la strada; e un pilastro obliquo che la sostiene inserendosi tra alcune finestre della facciata. Molto particolare! Ancora più divertente il gioco di luce prodotta dalla trama di led verdi posti al di sotto di ogni finestra, che riproducono: alcuni celebri videogiochi, quali tetris e snake, oppure un palloncino che si sgonfia o scritte che scorrono o la luna che, con la sua luce verde, dà un tocco di romanticismo alla città di notte&#8230;</p>
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		<title>Dromedariata</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 21:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EstroVersa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La jeep ci lascia verso l&#8217;ora di pranzo. Vediamo una dozzina di cammelli sellati per la nostra gita. In realtà sono tutti dromedari: hanno un&#8217;unica gobba. Ma allora perchè si continua a chiamarli cammelli? In Egitto non ci sono cammelli. Ma c&#8217;erano e gli arabi li avevano battezzati con una parola ben precisa. Col passare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La jeep ci lascia verso l&#8217;ora di pranzo. Vediamo una dozzina di cammelli sellati per la nostra gita. In realtà sono tutti dromedari: hanno un&#8217;unica gobba. Ma allora perchè si continua a chiamarli cammelli? In Egitto non ci sono cammelli. Ma c&#8217;erano e gli arabi li avevano battezzati con una parola ben precisa. Col passare del tempo, ai cammelli han preso il posto i dromedari, importati dalla Mesopotamia. Gli egiziani non han coniato un nuovo vocabolo e han mantenuto la parola <strong>cammello</strong>.</p>
<p><a href="http://www.estroversa.net/wp-content/sharm_081001-00595-80_small.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-703" title="Dromedari sul Mar Rosso" src="http://www.estroversa.net/wp-content/sharm_081001-00595-80_small-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Il mio dromedario è seduto, se ne sta rilassato appoggiato alle sue lunghe gambe piegate. L&#8217;apparenza mi tranquilizza: ha l&#8217;aria docile e quasi svampita. Il beduino mi fa segno di salire in sella. La sella di legno, avvolta tra coperte forse di lana. Impugnare il pomello che ho davanti a me, mi torna utile per aggrapparmi quando il dromedario prende ordine di alzarsi. Allunga prima le zampe posteriori e io in uttimo mi sento scivolare in avanti, quasi cadere, se non fosse che immediatamente, distende anche le zampe anteriori. Sono in alto. Abbastanza comoda. Delle corde legano i nostri &#8220;mezzi&#8221; l&#8217;uno agli altri e partiamo per la nostra passeggiata. Lungo il mare, con il vento forte che ci rinfresca e annoda i capelli.</p>
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		<title>I beduini del Sinai</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 22:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EstroVersa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[7 del mattino. Il sole è alto e fa già caldo. Le jeep ci portano nello sterrato. Paesaggio desertico: stormi di ibis che spiccano il volo al nostro passare e aleggiano sulle rare costruzioni perlopiù decanti, ma con parabola e mega pick-up parcheggiato a lato. Le jeep si fermano davanti a una tenda beduina: una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>7 del mattino. Il sole è alto e fa già caldo. Le jeep ci portano nello sterrato. Paesaggio desertico: stormi di ibis che spiccano il volo al nostro passare e aleggiano sulle rare costruzioni perlopiù decanti, ma con parabola e mega pick-up parcheggiato a lato. Le jeep si fermano davanti a una tenda beduina: una struttura rettangolare con coperte colorate che fungono da pavimento e cuscini appoggiati contro ai muretti perimetrali. Due uomini vestiti con abito bianco, manica lunga e con il capo coperto, ci offrono del tè caldo. Tipica bevanda beduina. Molto buono e dissetante. All&#8217;ombra della tenda, la guida inizia a parlarci dei beduini&#8230;</p>
<p><a href="http://www.estroversa.net/wp-content/sharm_081001-00490-80_small1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-695" title="Tè coi beduini" src="http://www.estroversa.net/wp-content/sharm_081001-00490-80_small1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
<strong>La storia</strong>.<br />
La penisola del Sinai era territorio israeliano. Poi, nel 1973 l&#8217;Egitto vinse la guerra e si prese la penisola. Nel 1982 il presidente egiziano, in segno di generosità nei confronti di Israele decise di cedergli il Sinai. Questo festo gli permise di vincere un Nobel per la pace, ma Israele rifiutò il regalo. Da quel periodo iniziarono ad arrivare nel deserto due distinte società di beduini. I primi, con turbante nero e bianco, originari della Giordania e i secondi, con turbante nero e rosso provenienti dall&#8217;Arabia Saudita. Dal momento che non si tratta di cittadini egiziani, non è possibile avere un dato certo, ma sembra che a oggi la popolazione beduina continui a crescere.<br />
<strong>La società</strong>.<br />
Vivono in tribù. Gli insediamenti sono localizzati vicino alle rare sorgenti d&#8217;acqua. Le tende beduine lungo le strade vanno viste come i nostri autogrill: luoghi a disposizione dei passanti, dove si può far sosta e magari acquistare qualcosa. Il capo tribù generalemtne è l&#8217;uomo più anziano, il più saggio. Detiene il potere giuridico, infatti ogni controversia viene sottoposta al suo arbitrio. Tocca a lui mantenere l&#8217;ordine e gestire ogni aspetto del villaggio. Altra figura importante della tribù è il medico. Non si attiene alla scienza occidentale, ma cura i pazienti sfruttando la sua esperienza e le sue conoscenze in campo erboristico. Erbe, frutti, oli sono per i beduini gli unici rimedi alle malattie. Si dice che un beduino raggiunga i 100 anni di vita, in quanto temprato della dura vita del deserto.<br />
<strong>La famiglia.</strong><br />
Sono i genitori a discutere e decidere il matrimonio dei figli. Le ragazze si sposano verso i 15 anni, i ragazzi intorno ai 20. Non esiste fidanzamento. Nel momento in cui le famiglie si accordano sulle nozze, i due futuri sposi, possono iniziare a&#8230; parlarsi, ma solo in presenza delle famiglie. Un uomo può avere più mogli. Esistono beduini con oltre 20 figli! Li mettono al mondo in quanto li vedono come risorsa umana necessaria al sostentamento del nucleo familiare. Essendo società chiuse, è molto facile che le unioni avvengano tra parenti. A tal proposito ho chiesto alla guida se questi incesti non comportino nascite di bambini malfortati. La sua risposta è stata vaga, o meglio ha ribattuto dicendo che se ne occupa il medico (con le erbe??).<br />
<strong>L&#8217;istruzione.</strong><br />
I bambini beduini sanno parlare il loro dialetto (differente dalla lingua araba), ma non sanno nè leggere, nè scrivere. Lo Stato egiziano ha tentato di inserire la scuola nella loro cultura, ma invano. I bimbi vengono introdotti nel mondo del lavoro all&#8217;età di 7 anni. Inteneriscono perchè così piccoli si pongono ai turisti dicendo frasi in italiano, o francese, o inglese, o addirittura russo.<br />
<strong>I problemi.</strong><br />
La mentalità beduina ruota attorno al deserto. Tutto il necessario per la sopravvivenza risiede nel deserto e i loro resteranno sempre radicati nel deserto. Tali tradizioni, manterranno i beduini nell&#8217;ignoranza e impediranno loro di seguire il progresso ancora per molto tempo. Fin quando si renderanno conto che a qualche migliaia di chilometro la gente vive in maniera diversa e può condurre uno stile di vita migliore.<br />
<strong>L&#8217;attività principale.</strong><br />
La penisola del Sinai non ha mai offerto grande risorse. Per questo i beduini si limitavano ad intrecciare i collegamenti commerciali tra i Paesi limitrofi. Negli anni &#8217;80, influenzati dal sorgere della città di Sharm el-Sheikh, anche loro han mutato genere di attività e ad oggi si può constatare che rivolgono le loro energie verso il turismo. Vendono medicinali, spezie e manufatti; affittano cavalli e dromedari ai tour operators.<br />
<a href="http://www.estroversa.net/wp-content/sharm_081001-00503-80_small.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-696" title="Baazar beduino" src="http://www.estroversa.net/wp-content/sharm_081001-00503-80_small-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>La guida chiude la sua parentesi istruttiva sulla vita beduina e ci dice che i due uomini ci invitano a guardare il loro bazar: una serie di piatti di plastica posti in fila su una coperta, con dentro bracciali e collane confezionate dalle donne beduine. Regalo una manciata di caramelle ai bambini che in fretta le mettono in tasca e mi dicono: &#8220;Italiana? Grazie!&#8221;.</p>
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		<title>Da Sharm in diretta sul Tumblr</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 19:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EstroVersa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo in Egitto, <a href="http://www.samuelesilva.net">abbiamo</a> trovato una connessione a pagamento non troppo esosa. Per comodità usereremo il <a href="http://samuele.tumblr.com" target="_blank">Tumblr</a> per gli aggiornamenti. Se proprio siete curiosi di seguire le nostre avventure nel deserto adesso sapete come fare. </p>
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		<title>Il trenino tra le montagne: Jungfrau</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 22:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EstroVersa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Svizzera; settimana scorsa. &#60;&#60;Oh! Yea, this ticket&#8217;s quite expensive!&#62;&#62; ci dice una ragazza che, come noi, sta aspettando il treno che ci porterà alla stazione più alta d&#8217;Europa. Facciamo tappa a Wenger, località caratteristica, tranquilla, conosciuta anche per i suoi coltellini svizzeri. Saliamo sul nostro trenino WAB che, grazie a una cremaliera, divora metri di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Svizzera</strong>; settimana scorsa. &lt;&lt;Oh! Yea, this ticket&#8217;s quite expensive!&gt;&gt; ci dice una ragazza che, come noi, sta aspettando il treno che ci porterà alla stazione più alta d&#8217;Europa. Facciamo tappa a <strong>Wenger</strong>, località caratteristica, tranquilla, conosciuta anche per i suoi <em>coltellini svizzeri</em>. Saliamo sul nostro <strong>trenino WAB</strong> che, grazie a una <em>cremaliera</em>, divora metri di dislivello a una discreta velocità, adatta per ammirare scorci tra le montagne: la neve si sta sciogliendo e sotto si intravede il muschio sulle pietre. Man mano che si sale il finestrino ci presenta paesaggi diversi, sempre più invernali. Si cambia treno alla stazione di <strong>Kleine Scheidegg</strong>; di qui parte il <strong>Jungfrau</strong>. Durante il tragitto mi immagino di guardarci dall&#8217;esterno, con un binocolo magari. Tra le montagne innevate vedrei spiccare soltanto un paio di vagoni gialli e verdi, sulle rotaie, per poi scomparire in una galleria lunga oltre 7 km. Per attutire le conseguenze del dislivello, sono previste due tappe all&#8217;interno del tunnel. Oltre i vetri spessi dell&#8217;osservatorio panoramico si vede soltanto neve spostata dal vento forte. Si può immaginare quanto freddo faccia fuori. Per fortuna noi siamo opportunamente attrezzati con giacca da sci, cuffia, guanti e occhiali da sole. La stazione/meta è a <strong>3454 mt</strong>. Mi aspettavo il classico santuario con un rifugio per il ristoro. Invece arrivata al <strong>Top of Europe</strong> capisco perchè il biglietto ci era costato oltre 100 €. Una struttura scavata nel ghiacciaio, disposta su diversi livelli, offre ristorante, self service, shops, punti di informazione e poi due chicche. La prima: il <strong>Palazzo di ghiaccio</strong>. Attraverso uno scivoloso e stretto corridoio, si accede a una sala più grande: pareti di ghiaccio, pavimenti di ghiaccio, soffitto di ghiaccio. Grotte di ghiaccio con sculture di ghiaccio. Orsi, pinguini, aquile, eschimesi che pescano accanto ad un igloo. Tutto rigorosamente scolpito nel ghiaccio. Mai visto nulla di simile, forse per questo semplicemente fantastico. Accusando l&#8217;altitudine e l&#8217;aria rarefatta, ci spostiamo in un&#8217;altra sezione della stazione per arrivare davanti a due ascensori. Velocissimi ci portano in alto di altri 108 mt. Fuori, la seconda attrazione: <strong>la piattaforma Sphinx</strong>. Solo montagna, così come non l&#8217;avevo mai vista. Bianco. Bianco. Neve e freddo. Meno 11 gradi. Se prima sulla terrazza all&#8217;aperto si posavano alcuni esemplari di pennuti, simili ai corvi con il becco giallo, qui non esistevano altri colori se non il bianco. Un&#8217;emozione particolare stare lì fuori. Qualche pazzo decide di scendere il ghiacciaio con gli sci. Per un pò lo seguo con lo sguardo, poi lo perdo nella nebbia-neve.  Il treno per il rientro arriva puntuale <span style="text-decoration: line-through;">(come un orologio svizzero!)</span> e durante il viaggio di discesa, mi rilasso fino ad assopirmi.<br />
<a title="estrosvizzera_07 by estrov3rsa, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/71394634@N00/2471439861/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2280/2471439861_e54e257bf2_t.jpg" alt="estrosvizzera_07" width="100" height="75" /></a><a title="piattaforma Sphinx by estrov3rsa, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/71394634@N00/2471438205/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2008/2471438205_eaf6a50be0_t.jpg" alt="piattaforma Sphinx" width="100" height="75" /></a><a title="uccello nero by estrov3rsa, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/71394634@N00/2471438227/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2082/2471438227_8bb206f152_t.jpg" alt="uccello nero" width="100" height="75" /></a><a title="Palazzo di ghiaccio by estrov3rsa, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/71394634@N00/2471438215/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2155/2471438215_d06371a774_t.jpg" alt="Palazzo di ghiaccio" width="100" height="75" /></a><a href="http://www.flickr.com/photos/71394634@N00/2471438213/" title="Top of Europe by estrov3rsa, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2234/2471438213_44d3294772_t.jpg" width="75" height="100" alt="Top of Europe" /></a><a href="http://www.flickr.com/photos/71394634@N00/2471438219/" title="corridoio di ghiaccio by estrov3rsa, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2177/2471438219_33baf4c2a9_t.jpg" width="75" height="100" alt="corridoio di ghiaccio" /></a><a href="http://www.flickr.com/photos/71394634@N00/2471438223/" title="3471 mt - meno 11° by estrov3rsa, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2084/2471438223_c365ee10d5_t.jpg" width="100" height="75" alt="3471 mt - meno 11°" /></a></p>
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		<title>Tetti senesi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 15:05:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sparse per la città, è possibile trovare delle brochures di Siena che invitano i turisti a calzare un paio di scarpe da ginnastica e fare del buon trekking urbano. Gli stessi pieghevoli riportano delle &#8220;curiosità&#8221; di cui consiglio di diffidare, o per lo meno di verificare l&#8217;attendibilità della fonte, altrimenti si incorre in brutte figure&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sparse per la città, è possibile trovare delle brochures di Siena che invitano i turisti a calzare un paio di scarpe da ginnastica e fare del buon <strong>trekking urbano</strong>. Gli stessi pieghevoli riportano delle &#8220;<strong>curiosità</strong>&#8221; di cui consiglio di diffidare, o per lo meno di verificare l&#8217;attendibilità della fonte, altrimenti si incorre in brutte figure&#8230; come è successo a me a Pasquetta. Di nascosto dalla comitiva leggo di una particolarità dei tetti senesi. Per stupire, nel bel mezzo di Piazza del Campo chiedo: &#8220;Ragazzi, cosa notate di strano?&#8221; Qualcuno mi indica i merli dei palazzi, altri restano con il naso all&#8217;insù e si arrendono. &#8220;<strong>Mancano le antenne!!</strong>&#8221; Infatti sul depliant avevo letto che il sottosuolo della città è cablato a fibre ottiche e questo spiega l&#8217;assenza delle antenne sui tetti. In un secondo vedo il gruppetto additare verso un tetto: un&#8217;antenna enorme sovrastava la piazza. &#8220;E quella cos&#8217;è allora?&#8221;. Sto ancora cercando di scovare l&#8217;autore del pieghevole!</p>
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		<title>In volo per Koln</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 20:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EstroVersa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stanotte alle 4 parto!! Non è una vera e propria vacanza… Piuttosto un weekend lungo; istruttivo e divertente. Vado a Colonia! La mia compagna di avventuara ha il terrore dell’aereo: mi ha già supplicata di tenerle la mano per tutta la durata del viaggio! Spero che non sia come quel tizio che mi è capitato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.estroversa.net//wp-content/aereo.jpg" title="aereo.jpg"><img src="http://www.estroversa.net//wp-content/aereo.thumbnail.jpg" title="aereo.jpg" alt="aereo.jpg" align="left" border="0" height="85" hspace="2" width="124" /></a>Stanotte alle 4 parto!! Non è una vera e propria vacanza… Piuttosto un weekend lungo; istruttivo e divertente. Vado a Colonia! La mia compagna di avventuara ha il terrore dell’aereo: mi ha già supplicata di tenerle la mano per tutta la durata del viaggio! Spero che non sia come quel tizio che mi è capitato seduto accanto, su un volo interno, in Egitto. Aggrappato, incollato, stretto ai braccioli del sedile. Sudava. Sudava. Grondava di sudore! A ogni soddalzo dell’aereo si contraeva. Delle smorfie degne di un film horror! Io non ho mai avuto paura di volare, anzi mi piace! E poi come dice sempre mio nonno: “Tanto se cade… non è mica mio!“</p>
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		<title>Messico e Nuvole</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 01:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EstroVersa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torno indietro nel tempo di sette ore. Intanto seguo sullo schermo l&#8217;aereo che disegna la tratta che sto percorrendo. Nota di merito al personale di bordo della Volare Group: cordiali, gentili e buon servizio. Il volo fa scalo a La Havana. Arrivo a Cancun alle 19, ora locale. Scendendo dall&#8217;aereo una vampata di aria calda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torno indietro nel tempo di sette ore. Intanto seguo sullo schermo l&#8217;aereo che disegna la tratta che sto percorrendo. Nota di merito al personale di bordo della Volare Group: cordiali, gentili e buon servizio. Il volo fa scalo a <strong>La Havana</strong>. Arrivo a <strong>Cancun</strong> alle 19, ora locale. Scendendo dall&#8217;aereo una vampata di aria calda e umida mi sbatte sulle gambe. &#8220;<em>Bienvenido en el paraiso: Mexico</em>!&#8221; Il villaggio Royal Catalonia e&#8217; splendido. Il buffet per la cena ben fornito. Un ponticello di legno per attraversare un celote, nel quale nuotano pesci; farfalle giganti svolazzano nel sentiero artificiale; un topo/cane si nasconde nella folta vegetazione&#8230; L&#8217;appartamento mio e di Cinzia e&#8217; immerso nella foresta naturale. La stanza e&#8217; spaziosa e ben arredata. Due letti da una piazza e mezzo (3/4!); doccia enorme; aria condizionata a manetta (come dice la nostra guida).</p>
<p><strong>1° giorno</strong></p>
<p>Colazione e breafing a teatro. Pioggia battente, incessante. Poi tregua. Ci incamminiamo sulla <em>carretera</em> e ci fermiamo all&#8217;altezza di una <em>parada</em> per autobus. Si fa dito e con 20 <em>pesos</em> un furgoncino bianco ci porta a <strong>Playa del Carmen</strong>. C&#8217;e&#8217; tanta gente por la <em>calle</em>. Isola pedonale. E&#8217; festivo, ma le <em>tiendas</em> sono aperte. Una <em>ciudad </em>decisamente piu&#8217; turistica rispetto alla zona in cui alloggiamo. Nel pomeriggio il cielo si schiarisce e azzardiamo una siesta in spiaggia. La sabbia bianca, umida, compatta. Il vento piega le palme. In acqua alcuni ragazzi si divertono a fare skysurf. Io resto sdraiata a guardare il mare. Voglio godermi il Messico, nonostante nuvole&#8230;</p>
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