Come l’11 e il 13
Uno dei vantaggi di essere in mutua è che, mentre aspetti che l’antibiotico faccia effetto, puoi startene tutto il giorno sotto ad un plaid immersa nella lettura. Ed è esattamente quello che ho fatto io negli ultimi due giorni. Ho preso dalla libreria un libro, il primo che ha scritto da Paolo Giordano. Samu lo aveva acquistato mesi fa, lo aveva letto tutto di un fiato e me lo aveva consigliato.
La storia scorre velocemente in effetti. I protagonisti, Alice e Mattia da bambini hanno entrambi vissuto un’esperienza che li ha segnati per sempre. Alice è la bambina zoppa e anoressica. Mattia è quello dagli ottimi voti a scuola, ma strano e chiuso. Il libro verte sul loro rapporto affiatato, ma distaccato al tempo stesso. C’è un filo sottile che li tiene legati nonostante gli anni e la distanza. Esiste una similitudine tra loro due e i numeri primi gemelli. Quei numeri che sono tanto vicini, come l’11 e il 13 per esempio, ma che sono separati da un numero pari e quindi non si toccheranno mai veramente. Il finale del libro non è stato scontato per me o forse lo sarebbe dovuto essere perché era già racchiuso nel titolo stesso del romanzo: La solitudine dei numeri primi.
Gran bel libro. Premio Strega.