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Elementi di fantasia e capricci

I beduini del Sinai

Posted on ottobre 4, 2008 - Filed Under Viaggi | 3 Comments

7 del mattino. Il sole è alto e fa già caldo. Le jeep ci portano nello sterrato. Paesaggio desertico: stormi di ibis che spiccano il volo al nostro passare e aleggiano sulle rare costruzioni perlopiù decanti, ma con parabola e mega pick-up parcheggiato a lato. Le jeep si fermano davanti a una tenda beduina: una struttura rettangolare con coperte colorate che fungono da pavimento e cuscini appoggiati contro ai muretti perimetrali. Due uomini vestiti con abito bianco, manica lunga e con il capo coperto, ci offrono del tè caldo. Tipica bevanda beduina. Molto buono e dissetante. All’ombra della tenda, la guida inizia a parlarci dei beduini…


La storia.
La penisola del Sinai era territorio israeliano. Poi, nel 1973 l’Egitto vinse la guerra e si prese la penisola. Nel 1982 il presidente egiziano, in segno di generosità nei confronti di Israele decise di cedergli il Sinai. Questo festo gli permise di vincere un Nobel per la pace, ma Israele rifiutò il regalo. Da quel periodo iniziarono ad arrivare nel deserto due distinte società di beduini. I primi, con turbante nero e bianco, originari della Giordania e i secondi, con turbante nero e rosso provenienti dall’Arabia Saudita. Dal momento che non si tratta di cittadini egiziani, non è possibile avere un dato certo, ma sembra che a oggi la popolazione beduina continui a crescere.
La società.
Vivono in tribù. Gli insediamenti sono localizzati vicino alle rare sorgenti d’acqua. Le tende beduine lungo le strade vanno viste come i nostri autogrill: luoghi a disposizione dei passanti, dove si può far sosta e magari acquistare qualcosa. Il capo tribù generalemtne è l’uomo più anziano, il più saggio. Detiene il potere giuridico, infatti ogni controversia viene sottoposta al suo arbitrio. Tocca a lui mantenere l’ordine e gestire ogni aspetto del villaggio. Altra figura importante della tribù è il medico. Non si attiene alla scienza occidentale, ma cura i pazienti sfruttando la sua esperienza e le sue conoscenze in campo erboristico. Erbe, frutti, oli sono per i beduini gli unici rimedi alle malattie. Si dice che un beduino raggiunga i 100 anni di vita, in quanto temprato della dura vita del deserto.
La famiglia.
Sono i genitori a discutere e decidere il matrimonio dei figli. Le ragazze si sposano verso i 15 anni, i ragazzi intorno ai 20. Non esiste fidanzamento. Nel momento in cui le famiglie si accordano sulle nozze, i due futuri sposi, possono iniziare a… parlarsi, ma solo in presenza delle famiglie. Un uomo può avere più mogli. Esistono beduini con oltre 20 figli! Li mettono al mondo in quanto li vedono come risorsa umana necessaria al sostentamento del nucleo familiare. Essendo società chiuse, è molto facile che le unioni avvengano tra parenti. A tal proposito ho chiesto alla guida se questi incesti non comportino nascite di bambini malfortati. La sua risposta è stata vaga, o meglio ha ribattuto dicendo che se ne occupa il medico (con le erbe??).
L’istruzione.
I bambini beduini sanno parlare il loro dialetto (differente dalla lingua araba), ma non sanno nè leggere, nè scrivere. Lo Stato egiziano ha tentato di inserire la scuola nella loro cultura, ma invano. I bimbi vengono introdotti nel mondo del lavoro all’età di 7 anni. Inteneriscono perchè così piccoli si pongono ai turisti dicendo frasi in italiano, o francese, o inglese, o addirittura russo.
I problemi.
La mentalità beduina ruota attorno al deserto. Tutto il necessario per la sopravvivenza risiede nel deserto e i loro resteranno sempre radicati nel deserto. Tali tradizioni, manterranno i beduini nell’ignoranza e impediranno loro di seguire il progresso ancora per molto tempo. Fin quando si renderanno conto che a qualche migliaia di chilometro la gente vive in maniera diversa e può condurre uno stile di vita migliore.
L’attività principale.
La penisola del Sinai non ha mai offerto grande risorse. Per questo i beduini si limitavano ad intrecciare i collegamenti commerciali tra i Paesi limitrofi. Negli anni ‘80, influenzati dal sorgere della città di Sharm el-Sheikh, anche loro han mutato genere di attività e ad oggi si può constatare che rivolgono le loro energie verso il turismo. Vendono medicinali, spezie e manufatti; affittano cavalli e dromedari ai tour operators.

La guida chiude la sua parentesi istruttiva sulla vita beduina e ci dice che i due uomini ci invitano a guardare il loro bazar: una serie di piatti di plastica posti in fila su una coperta, con dentro bracciali e collane confezionate dalle donne beduine. Regalo una manciata di caramelle ai bambini che in fretta le mettono in tasca e mi dicono: “Italiana? Grazie!”.

Comments

3 Responses to “I beduini del Sinai”

  1. mucio on ottobre 10th, 2008 17:58

    Vedo solo ora la foto che ti sei fatta col beduino, non voglio passare per razzista, ma secondo me si prende un po’ troppe confidenze con quella mano sulla spalla

  2. EstroVersa on ottobre 16th, 2008 20:56

    Sai Mucio, ho dovuto barattare 11 cammelli per avere questa foto col “beduino” dal pizzetto!

  3. sergio on settembre 2nd, 2009 17:02

    Fatti una ripassata di storia,prima di scrivere certe c….te, il Sinai fu conquistato nella Guerra dei 6 giorni dagli Israeliani, poi nel 1982 fu restituito all’Egitto.

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