Attendere prego
Questura. Sportello “Passaporti”. Fila che non scorre. Gente con scialli di invisibili ragnatele che sbuffa. Non mi scoraggio e mi accodo. Come ingannare l’attesa? Smanetto un pò col cellulare. Faccio pulizia nel portafoglio: quando é gonfio, e so bene che la causa non sono i miei soldi, deduco che é giunto il momento di accartocciare in una pallina gli scontrini e di buttarli… Estraggo dalla borsa l’ iPod e mentre ascolto Zucchero, un tizio morde verbalmente e giustamente l’impreparato l’impiegato perché il suo documento, dopo 60 giorni, ancora non é pronto. Io la prendo con filosofia: meglio stare in coda lì che passare altre due ore nell’acquario senz’acqua. Attacco bottone con chi a pelle mi ispira simpatia. Dopo un’ora e venti arriva il mio turno e scopro che dovrò tornare una seconda volta. Quel giorno mi presenterò armata di parole crociate, patatine e una bottiglietta d’acqua.