I passato i giorni precedenti alla data del concerto ad ascoltare la musica di Allevi e a seguire il suo blog ospitato dal Corriere.it. Il personale dell’Artiston é stato molto gentile e siamo subito stati accompagnati nel back stage. Avevo intenzione di scrivere un post sulla serata nei giorni successivi, ma poi mi sono fatta ispirare dal momento e ho deciso di scrivere a ruota libera. Durante il concerto ho fatto live-blogging…
Mancano tre minuti. In sala c’è brusio. Fino a poco fa eravamo nel backstage dell’Ariston, ad un passo dai camerini, accanto a tendoni blu pesanti, corde, penombra. Il nostro pass ci dava diritto a rimanere lì per fotografare l’artista durante il secondo ed il quarto brano, ma… un ragazzo dello staff ci ha detto che le disposizioni di sicurezza prevedevano il deserto dietro al palco.
Così ora ci godremo il concerto di Allevi dall’alto del palchetto. Non male comunque!
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Un breve applauso. Si spengono le luci. Alcuni minuti di rispettoso silenzio. Mi immagino Giovanni seduto a terra che raccoglie l’energia della sala… Si riaccendono le luci e ed eccolo, un ragazzino capellone, che corre volando al centro della scena.
Mano sul cuore, un bacio rivolto al pubblico e dice “Ciao“. Poi “Grazie! Iniziamo con un pò di dolcezza.” Secret love. (Quella della pubblicità Fiat). Bellissima.
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Si alza, si inchina, con la mani conserte e poi spalancate, ringrazia e racconta di quel giorno, alla stazione di Tokyo in cui un do e un si bemolle si sono impadroniti della sua mente. Così ci presenta il suo secondo capolavoro, tra i miei preferiti: Tokyo Station. E ad occhi chiusi vedo la gente che si saluta, le luci che si muovono veloci, frenetiche, come in un time lapse.
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Secondo Allevi la musica si compone nell’ascoltatore. “È per questo che a fine concerto vorrei essere io a chiedere l’autografo a voi“. Close to me. Molto dolce.
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Siamo alieni. Unici ed irripetibili. Possiamo assumere innumerevoli forme, come l’acqua. Giochi d’acqua. Clicco su Mi piace.
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Ninna nanna dedicata a Los Angeles, “che è di una desolazione incredibile, ma se la guardiamo con gli occhi di un bambino possiamo trovarci della poesia.” L.A. Lullaby.
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“Solo chi ama è in grado di vedere l’altro com’è veramente.”
Come sei veramente é una melodia dolce. Romantica. Sono felice di essere qui con mio marito, anche se mi disturba mentre Allevi annuncia il prossimo brano.
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Un brano del signficato filosofico. Il passaggio tra eternità ed esistenza è segnato dal primo battito cardiaco. Sia per l’uomo che per gli animali; ed è di origine divina. L’orologio degli dei.
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“La mia forza, la nostra forza è la nostra fragilità. Fare questa scoperta è stato come tornare a vivere, a respirare.” Back to life. La suona mantenendo, come sempre, una postura gobba, quasi a toccare con la fronte il bordo del pianoforte. La musica gli fluisce dai ricci, passando tra le corde del piano a coda. Una melodia che fa star bene. Soave, poi incalza. Un prato, i raggi del sole, sorrisi. Si torna a vivere davvero.
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Cosa accade quando la musica di Back incontra la musica da discoteca? Sogno di Back.
Mi chiedo dove vada a ballare Allevi?!
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Memory. “È un ricordo insostenibile, che diventa accettabile e più dolce se sublimato dalle note.” Mi fa pensare a quanto è ingiusta, a volte, la nostra esistenza; ad una ragazza, una mamma che se n’è andata chissà perché. Domani ci sarà il suo funerale. Addio Barbara.
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Abbracciami. Le note trasmettono un tripudio di passione.
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Due anni fa Allevi ricevette la mail di una pianista disperata perchè in un incidente aveva perso l’uso della mano sinistra. Non voleva più vedere il pianoforte. Per pareggiare i conti, Allevi ha voluto scrivere per lei e suonarle, a sorpresa, una meditazione per sola mano destra, durante un concerto di Milano, dove lei siedeva tra il pubblico. Ha poi consegnato ad Helena le note di quel brano e lei ha passato la notte a suonarle.
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Alle 22.45 allevi annuncia l’ultimo suo brano (noooooo), ma prima lascia spazio ai ringraziamenti. Estrae un foglietto spiegazzato e nomina i tecnici e lo staff del palco più bello del mondo. Poi presenta Jolie. Un brano ritmico, pieno di gioia e felicità, ma talmente difficile da suonare che dal suo punto di vista non c’è nulla di che gioire!! Applauso del pubblico. Lo spettacolo sembra essere terminato. Invece Allevi continua, con quelle dita veloci, a tenerci le orecchie dritte!
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Accetta un mazzo di girasoli e corre via, dietro le quinte, con un andamento da cartone animato. L’applauso continua, incessante. Allora Giovanni torna: “mi è sembrato di sentire bis! Visto che sono una persona ansiona ho scritto questo brano: Aria.”
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Con il solito equilibrio instabile, raccoglie un altro mazzo di girasoli dal pubblico e di nuovo scompare. Poi torna! ” Mi è sembrato di sentire bis, un altro bis! …e allora ci salutiamo con Prendimi.“
Samu mi prende per mano ed insieme ci estraniamo dal mondo su queste note, finchè non si riaccendono le luci in sala.
Allevi si risiede al pianoforte e senza dire nulla, ci stupisce con un inaspettato Inno di Mameli.
Nonostante le tante critiche su questo artista, sul suo modo interpretare la musica, di stravolgere il classico e renderlo più contemporaneo, io sono felice di aver ascoltato il suo concerto. Non amo la musica classica. Le note di Allevi mi hanno coinvolta ed emozionata e alla prossima occasione tornerei ad applaudirlo tra il suo pubblico.
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Tratto da www.25giugno2011.net.
Correva l’anno 2006. Dicembre. Mi sentivo sola e volevo trovare un modo intelligente per attirare la sua attenzione su quella ragazzina troppo piccola e che abitava troppo lontano da lui, quale io ero considerata. Tutto è lecito in amore così, dopo aver passato il giorno di natale a leggere un libro di “istruzioni”, mi decisi ad aprire un mio blog, consapevole che prima o poi lui mi avrebbe trovata in rete.
Il 26 dicembre 2006 nasceva così “EstroVerso – elementi di fantasia e capricci”.
Come previsto dopo un paio di giorni Giò/Samu già si offriva di assistermi per avviare www.estroversa. net. Bingo! Con astuzia avevo creato il primo pretesto, per passare del tempo, seppure talvolta virtuale, insieme.
A ruota è seguito il mio inaspettato interesse per il calcio e in particolare per il Toro. Fortunatamente dopo le domeniche allo stadio, non è più stato necessario ricorrere a un corso accelerato di fotografia!
Oggi ho smesso di cantare i cori granata e sono consapevole di trascurare spassionatamente il mio blog. Del resto Giò mi ha chiesto di sposarlo per cui il mio obiettivo è stato raggiunto con successo!
E poi adesso che conviviamo c’è sempre qualche lavoro da sbrigare: lavatrici, il pranzo per il giorno dopo, tenere in ordine la casa… insomma impegno il mio tempo in modo ben diverso rispetto a qualche anno fa. Col senno di poi, mi accorgo che sto vivendo la favola di Cenerentola … al contrario: il mio piano di conquista mi si sta rivoltando contro e, oddio!, adesso che mi sposa… il mio destino sembra segnato! Ma sono felice.
febbraio 28th, 2011 in
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Bottega Verde mi ha chiesto di testare alcuni suoi nuovi prodotti. Ho scelto una confezione di doccia schiuma e crema mani all’Argan e latte di Iris. Sono uscita poco fa dalla doccia per cui sento ancora bello intenso il loro profumo che mi richiama alla mente un viaggio in Egitto, quell’abbraccio caldo di odori lievemente speziati che aleggiavano allora nella mia stanza; rilassanti… Ho scoperto che l’Argan è un olio derivato dalle bacche di una pianta, tipica del Marocco. E’ ricco di vitamina E, un antiossidante e per questo contrasta l’invecchiamento della pelle. Stasera ho provato il bagnodoccia: è molto idratante; lascia la pelle morbida e setosa. Mi sono anche spalmata sulle mani un’abbondante noce di crema della stessa linea. Credo di aver esagerato con la quantità perché, a distanza di un quarto d’ora, non si é ancora assorbita del tutto! Consiglio l’utilizzo di questa crema, particolarmente nutriente, la sera, prima di andare a letto, eviterete così di ungere i tasti del vostro notebook, come sto facendo io in questo momento!
Uno dei vantaggi di essere in mutua è che, mentre aspetti che l’antibiotico faccia effetto, puoi startene tutto il giorno sotto ad un plaid immersa nella lettura. Ed è esattamente quello che ho fatto io negli ultimi due giorni. Ho preso dalla libreria un libro, il primo che ha scritto da Paolo Giordano. Samu lo aveva acquistato mesi fa, lo aveva letto tutto di un fiato e me lo aveva consigliato.
La storia scorre velocemente in effetti. I protagonisti, Alice e Mattia da bambini hanno entrambi vissuto un’esperienza che li ha segnati per sempre. Alice è la bambina zoppa e anoressica. Mattia è quello dagli ottimi voti a scuola, ma strano e chiuso. Il libro verte sul loro rapporto affiatato, ma distaccato al tempo stesso. C’è un filo sottile che li tiene legati nonostante gli anni e la distanza. Esiste una similitudine tra loro due e i numeri primi gemelli. Quei numeri che sono tanto vicini, come l’11 e il 13 per esempio, ma che sono separati da un numero pari e quindi non si toccheranno mai veramente. Il finale del libro non è stato scontato per me o forse lo sarebbe dovuto essere perché era già racchiuso nel titolo stesso del romanzo: La solitudine dei numeri primi.
Gran bel libro. Premio Strega.
Qualche tempo anno, forse sono passati quasi due anni, lessi “The Secret”. Un libro che ho consigliato e prestato a molte persone perché mi ricapita di riprenderlo in mano talvolta e leggerne alcuni passi. Si tratta di una serie di testimonianze di successo, di storie di persone importanti e ricche, una raccolta di spunti di riflessione. Ogni parola di quel libro era dedicata alla stessa cosa; cosa che in The Secret é definita “Legge di Attrazione”. E’ quell’energia in cui qualcuno crede, qualche altro teme, a cui altri ancora si ispirano. I religiosi la definiscono “Dio”, i fatalisti “Destino”, i pessimisti “Sfiga”. A me piace pensare che qualunque sia il suo nome, la Legge di Attrazione si celi nell’Amore, nel Desiderio che ci spinge ad agire. Chi sa usare a proprio favore questa Forza ne trae ottimi vantaggi. E’ un’Intelligenza che si muove assecondando la nostra Mente. Il Segreto di cui erano a conoscenza e sfruttavano personaggi come Shakespeare, Newton, Lincoln, Einstein,… si ritrova ancora negli uomini potenti di oggi. Ne ho avuta la conferma leggendo “Non arrenderti mai”. Nel suo libro Donald Trump spiega quali sono le sfide che un imprenditore deve affrontare e consiglia di imparare a controllare il “Potere di focalizzazione”, mantenere alta l’attenzione sul proprio obiettivo, in modo che i problemi quotidiani appaiano solo una parte della giornata, come l’alba e il tramonto. Pensare in grande e sognare.
2012. Non ho visto il film al cinema, ma ho seguito alcuni documentari su Sky. Una teoria ipotizza il prossimo distaccamento di una parete dell’Etna che crollerà in mare, generando uno tsunami che propagandosi verso est potrebbe distruggere chilometri di costa del bacino Mediterraneo. Di peggio potrebbe avvenire con la prossima eruzione di un vulcano sito su un’isola delle Canarie. Un’altra ipotesi porta a pensare che, salvo mutamenti del nostro comportamento, tra 30 anni i ghiacciai saranno totalmente disciolti, il livello dei mari si sarà innalzato di 6 metri andando a sommergere tutte le grandi città che brulicano sulle coste degli oceani (vedi NY). Vengono approfondite le profezie di Nostradamus: dopo la prima e la seconda guerra mondiale, ora bisogna fare i conti con la Terra che ogni 72 anni ruota di un grado e quindi ogni 26.000 anni fa un giro completo, posizionandosi in allineamento col sagittario… questo avverrà nel 2012, in seguito a catastrofi atmosferiche e sociali (da Katrina, al terrorismo, alla crisi economica), portando … all’estinzione del genere umano? Alcuni storici sostengono la tesi che fu a causa della posizione della Terra che scomparvero le grandiose civiltà del passato: gli Egizi e i Maya, che ci hanno lasciato dei segni da interpretare, risultato dei loro studi da esperti astrologi. Sono argomenti che mi spaventano, ma e se arriverò a festeggiare il Natale del 2012 significherà che la tesi da avvalorare resta quella dei nonni: per qualcuno il mondo finisce tutti i giorni…
gennaio 14th, 2010 in
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Dopo meno di tre ore di sonno mi sveglio e vedo una rete metallica a due spanne dal mio naso. Tra i buchi sbordano dei rigonfiamenti di materasso. Sono in un letto a castello e provo una sensazione di schiacciamento, mi manca l’idea di potermi stiracchiare con le braccia verso il cielo. Sopra di me dorme la mia metà; spero non si muova troppo e non mi sprofondi addosso! La mia fantasia mi riporta ai campi di concentramento, alle camerate che ho visto di persona durante una gita scolastica e più di recente su History Channel. Uomini prigionieri, ammassati, uno vicino all’altro. Nella stanza in cui ho dormito io la notte del 31 ci sono due file di una quindicina di letti a castello ciascuna. Saremo una ventina di amici in tutto; tutti reduci della notte di capodanno. Si respira un inevitabile e sgradevole odore di vissuto: alito d’alcool, sudore d’ascelle, puzza. Sento l’immediata necessità di una doccia, ma so che in quella casa alpina manca l’acqua calda e dovrò aspettare almeno altre 3 ore prima di essere a casa. Allora lì, in quel letto a castello, totalmente a disagio, penso a cosa avranno passato i prigionieri di Auschwitz. Mi si stringe il cuore.
A piccole dosi, sto imparando a cucinare. Il flan di porri al Castelmagno è uno degli antipasti che più di altri conquista il palato dei miei invitati a cena, suocera compresa! E’ semplice, ha un sapore delicato ed è abbastanza veloce da preparare.
Immergo 4 etti di porri di Cervere (solo la parte bianca) in acqua salata e li lascio lessare per 5 minuti. Poi, dopo averli strizzati li frullo e li passo in padella con 40 gr di burro, poco sale e pepe. Trasferisco in un recipiente più capiente il mio composto e lo amalgamo insieme a 200 gr di besciamella, un cucchiaio di grana grattugiato, due uova e allungo con mezzo bicchiere di latte. Dopodiché devo scegliere la forma da dare al flan: una teglia da plum cake o le vaschette in alluminio rotonde (tipo Cuki) sono le soluzioni che preferisco; in ogni caso vanno unte ed eventualmente anche spolverizzate con del pangrattato. Ho sperimentato due modalità di cottura diverse: in forno già caldo a 180° per 45 minuti oppure a bagnomaria a 160° per 40 minuti. Nel primo caso il budino rimane più compatto, nel secondo più morbido.
Intanto, in un tegamino, faccio sciogliere a fuoco lento una noce di burro e verso 150 gr di formaggio Castelmagno (va bene anche il Raschera) ridotto a cubetti con 200 gr di panna da cucina. Mescolo fino ad ottenere la crema densa che andrà fatta colare sul flan di porri servito caldo. Buon Appetito!
Venerdì sera. A casa da sola. Decido di passare la mia serata insieme a lui. Il mio nuovo Philips GC9020… Sono curiosa di scoprire se veramente ha una marcia in più rispetto al mio vecchio ferro da stiro. Grazie al suo design ergonomico, lo impugno come se fosse una borsetta, neanche troppo pesante e lo porto giù dalle scale, per sistemarmi in salotto davanti alla tv, perché prevedo che impiegherò ore per smaltire il K2 di panni che ho da stirare. Generalmente le comuni caldaie impiegano parecchio tempo prima di arrivare in temperatura, per cui mi preparo, infastidita, ad aspettare; invece dopo solo un paio di minuti, un bip mi avvisa che GC9020 é pronto all’uso. Lascio la caldaia a terra, e sposto il ferro con il suo tappetino sull’asse e via… Posso scegliere tre diverse intensità di vapore. Solletico il tasto sotto all’impugnatura e … sshhhww… GC9020 inizia a sbuffare calore, con un’intensità fino a 5 bar. La piastra scivola perfettamente sui tessuti, senza che la punta si blocchi tra le pieghe degli indumenti e lasciandosi alle spalle una stiratura perfetta, fin dal primo passaggio. Mentre la mia montagna di panni si sta abbassando più rapidamente che col mio vecchio ferro, mi faccio rapire dal film; é il momento cruciale e mi piazzo davanti alla tv e in quell’atmosfera di suspance … sento un bip: é GC9020 che mi riporta alla realtà e mi ricorda di averlo abbandonato. Oh, no! Chissà che disastro ho combinato! Invece con sorpresa scopro che GC9020, é dotato di un sistema di sicurezza grandioso: quando rimane incustodito si spegne automaticamente! Torno alla mia postazione e termino l’opera. Davvero soddisfatta! Resto dubbiosa solo di un aspetto: non sarà complicato pulire la caldaia quando sarà necessario? Leggo sulle semplici istruzioni riportate sulla scatola d’ imballaggio che GC9020 é studiato per la rimozione del calcare in maniera automatica. Grazie a GC9020, il mio venerdì sera é volato e si é rivelato produttivo. Cari lettori, se qualcuno di voi ha un’amica che passa i venerdì sera da sola… ecco, cercatele un fidanzato, fatele trovare sotto all’albero questo sistema di stiratura: la renderete felice!
Questo é il mio “contributo pubblicitario” per la Philips che gentilmente mi ha inviato il sistema di stiratura affinché potessi provarlo e recensirlo. La realtà é che restare a casa il venerdì sera a stirare non é mai piacevole, soprattutto se pensi che il tuo fidanzato é uscito con gli amici a divertirsi, ma effettivamente GC9020 rende meno pesante il compito di noi massaie!
Considerazioni sul prezzo: non del tutto accessibile, però buono se si rapporta alla qualità del prodotto e al tempo che fa risparmiare.

Dopo tutti i discorsi categorici e proibitivi di Samu, mai avrei pensato di poter stare seduta al tavolo della cucina e vedere un tenerissimo tartufo appannato appiccicato al vetro della finestra. Invece non è stato possibile resistere a tanta tenerezza, tutta concentrata in un “comodino di pelo”, e così… l’abbiamo presa con noi! Shiva è un chow chow, non ha ancora compiuto tre mesi e vive con noi (non in casa) da quasi tre settimane. Abbiamo scelto lei perché era la più piccola della cucciolata e anche quella con il pelo fulvo più chiaro. Occhi neri, sguardo apparentemente triste e coda sempre all’insù. Sta crescendo a vista d’occhio, diventa sempre più attenta e intelligente. Dopo due giorni già aveva capito che lei è Shiva e che io e Samu siamo i suoi padroncini. A noi scodinzola; con noi gioca. Le lanciamo il suo gioco e ce lo riporta in cambio di una coccola o di una crocchetta. Quando vede un estraneo, per istinto abbaia (in modo discreto, come fanno le cagnoline per bene!) e si mette in posizione di difesa finché non la raggiungiamo noi. Infatti sotto il morbido aspetto di trudino si nasconde un cane da guardia. Per ora si diletta a fare gli agguati ai giornali e a mordicchiare tutto quel che di arancione trova in giro: dalla sua pallina (quel che ne resta) alle mie crocks. Al di là delle marachelle tipiche della sua età, crescerà con una forte personalità. Sarà molto indipendente, ma allo stesso tempo saprà ricambiare le nostre attenzioni con tutta la sua fedeltà, tipica del migliore amico dell’uomo!
